I mercati principali dell’export italiano: l’analisi di Prometeia

export made in italy

L’Italia è il Paese con la maggior diversificazione settoriale del proprio export, ma quanto questa struttura articolata combacia con quella delle importazioni degli altri Stati?

Inoltre, quanto i prezzi medi degli esportatori italiani sono compatibili con quelli dei potenziali mercati?

[1] Indice di Jaccard, compreso tra 0 (completa differenza) e 1 (totale similarità), costruito sul peso relativo di ogni settore sull’export dell’Italia e sull’import dei Paesi mondiali.

La società di Consulenza Prometeia ha creato un interessante stumento di analisi, incrociando un indice di similarità settoriale [1] tra export italiano e import mondiali con i livelli di Pil pro capite dei diversi Paesi. Da questo emerge un posizionamento ottimale dell’export del Made in Italy, che vede nei suoi principali mercati di sbocco (Stati Uniti, Francia, Germania, UK, Spagna) i livelli più alti di similarità, le differenze minori in termini di Pil pro capite (proxy della ricchezza dei Paesi e dei prezzi che possono pagare per le merci importate) e quote di mercato italiane in crescita o stabili.

Dall’analisi risulta interessante la posizione di molti mercati dell’Europa orientale, che a fronte di un’elevata similarità (Romania, Polonia, Russia, Slovenia e Repubblica Ceca) potranno, grazie ai processi di convergenza dei redditi all’interno dell’Europa, ridurre il gap di ricchezza e determinare, in prospettiva, ancora maggiori opportunità per tutto il sistema industriale italiano e interromperne il deterioramento delle quote.

Altri importanti mercati, in particolare quelli asiatici, si caratterizzano invece per una struttura delle importazioni (ancora) molto distante da quella dell’export italiano e possono quindi rappresentare, nel breve periodo, un’opportunità solo per le imprese di quei settori in cui prodotti e prezzi “incrociano” meglio le caratteristiche della domanda.